Chiesa di San Potito

Chiesa di San Potito

La Chiesa di San Potito è localizzata sull'omonima collina (detta anche la Costagliola) nei pressi del Museo Archeologico Nazionale, in via Salvatore Tommasi. Il piccolo colle è circoscritto da Via Pessina, sulle scomparse Fosse del Grano, da Via Salvator Rosa, anticamente detta Via dell’Infrascata e dalle ultime propaggini del Borgo dell’Avvocata.
La fabbrica rientra nel variegato mondo delle Chiese del centro storico della città di Napoli, dichiarato patrimonio dell’UNESCO nel 1985.
La Chiesa venne costruita dall’architetto Pietro De Marino nel 1615 e annessa al Monastero già esistente (e opera del medesimo architetto) nel quale dimoravano le monache basiliane, divenute poi benedettine, che risiedevano nella storica sede fondata dal vescovo Severo nel IV secolo e ricordato poi come il palazzo Avellino all’Anticaglia dal 1615 in poi.

Nel secolo successivo, iniziò una lunga fase di restauro, ad opera dell’architetto Giovan Battista Broggia, che terminò nel 1780.

Nel 1808, durante il “decennio francese”, l’ordine venne soppresso costringendo le monache al trasferimento in San Gregorio Armeno, la chiesa spogliata di alcune opere d’arte e il monastero destinato ad accogliere la fanteria.  Le monache che ivi dimoravano, riparate in San Gregorio Armeno, abbandonarono gli immobili lasciati in uso alle guarnigioni francesi.
Image
La Chiesa rimase abbandonata fino al ritorno del Regno dei Borbone, quando Re Ferdinando I di Borbone, con Reggio Decreto dei 31 Marzo 1827, dona la Chiesa, unitamente al cortile antistante, alla Real Arciconfraternita degli Uffiziali dei Banchi.

Dopo l’Unità d’Italia Nel 1867 fu realizzata la scala che garantisce l'accesso dalla via Pessina, mentre l'ex-monastero, in cui vi è un bel chiostro panoramico, fu successivamente destinato a caserma dei Carabinieri.
il monastero venne convertito in caserma dei Carabinieri.
La facciata, raggiungibile grazie alla scalinata costruita nel 1867, venne realizzata in pietra e mattoni, suddivisa in due ordini. Il secondo presenta tre finestroni incorniciati da paraste, mentre attraverso il primo si accede ad un portico sopra il quale è posto il coro delle monache. L’interno, a navata unica con tre cappelle per lato, presenta un pregevole altare del Settecento; alle pareti della zona absidale tre dipinti: a sinistra, San Potito che salva Agnese, la figlia ossessa di Antonino (Giacinto Diano, 1784); al centro, il Martirio di San Potito (Nicolò De Simone, 1654); a destra, San Potito che abbatte un idolo.
Nella prima cappella di destra si trova un pregevole dipinto di Luca Giordano, datato tra il 1663 e il 1665, raffigurante la Madonna del Rosario. Nella terza cappella di destra, invece, è conservato un altro dipinto raffigurante l’Immacolata, opera di Giacinto Diano datata 1791.
Nella prima cappella di sinistra, si trova un dipinto raffigurante il Calvario, opera anonima del XVII secolo. Nella seconda cappella di sinistra è stata realizzata una pregevole decorazione in stucco, raffigurante San Gaetano da Thiene ed un gruppo di angioletti, probabilmente coeva al restauro di questo ambiente, avvenuto, come indicato da un’iscrizione sul pavimento, nel 1880 (alcune fonti indicano come possibile autore un certo D. Caponello, nome indicato sul Libro della Regola tenuto in mano da uno degli Angeli). Infine, la terza cappella di sinistra conserva un quadro di Andrea Vaccaro raffigurante La Vergine tra i Santi Antonio e Rocco.
Nella Sagrestia sono invece posti i quadri di Pacecco De Rosa, con La Vergine della Purità alla quale i Santi Antonio e Giuseppe presentano quattro confratelli tra le anime del Purgatorio, e un altro raffigurante la Vergine e Santi con Sacramenti tra le anime del Purgatorio, attribuito a Domenico Mondo.
Image
CHI SIAMO
PROGETTI
CONTATTI
Tel. +39 338 4945594
Mail: adaltavoceassociazione@gmail.com
Pec: associazioneadaltavoce@pec.it
Sede legale: Via Lieti, 51 F - 80131 Napoli
Sede operativa: Via Salvatore Tommasi, 1/7 - 80135 Napoli
© Associazione Culturale Ad Alta Voce. Tutti i diritti riservati